Cosa i brand Italiani devono "rubare" alla J-Beauty (oltre al packaging minimal)
Ho letto di recente un interessante approfondimento su nss G-Club che analizzava il ritorno prepotente della J-Beauty (Japanese Beauty). Si parlava di colossi come Shiseido e SK-II, ma anche di gemme come Tatcha e SUQQU.
C'è qualcosa nella bellezza giapponese che mi affascina profondamente e che credo manchi a molte strategie di branding nostrane: il potere del silenzio e del rituale.
La J-Beauty non urla. Sussurra.
E in un mercato dove tutti gridano "COMPRA ORA", "EFFETTO IMMEDIATO", "SCONTO 50%", sussurrare è la mossa più assordante che tu possa fare.
Ecco tre lezioni strategiche ed estetiche che possiamo imparare dal Giappone per migliorare il nostro marketing cosmetico.
1. Vendere il Tempo, non solo il Risultato
La filosofia occidentale è spesso basata sulla "correzione":
hai una ruga? Cancellala.
Hai un brufolo? Coprilo.
È un approccio reattivo.
La J-Beauty, invece, si basa sulla prevenzione e sul rispetto.
Il concetto di "Mochi Skin" (una pelle soffice, rimpolpata e priva di imperfezioni, simile ai dolcetti di riso) non si ottiene con un prodotto miracoloso, ma con la costanza.
Il take strategico:
Smetti di vendere il tuo prodotto solo come un "problem solver". Inizia a venderlo come un momento di rispetto verso sé stessi.
In ELITAFILM, quando ci ispiriamo a questo mood, rallentiamo il montaggio.
Ci concentriamo sul gesto dell'applicazione, sul respiro.
Trasformiamo la routine in un rituale sacro.
2. L'Arte della Texture
Se guardate brand come Decorté o Sensai, noterete che la texture è la protagonista assoluta.
La J-Beauty è ossessionata dall'idratazione e dalla stratificazione (layering).
Visivamente, questo significa una cosa sola: Luce.
Per comunicare l'effetto "Mochi Skin", non servono filtri leviganti finti.
Serve una direzione della fotografia che esalti l'acqua, l'olio, la setosità.
Il consumatore deve poter "sentire" il prodotto attraverso lo schermo.
La texture è il primo driver di acquisto sensoriale nel lusso.
3. Tradizione + Iper-Tecnologia
Questo è il punto che amo di più.
Brand come Tatcha o Shiseido riescono a mescolare ingredienti antichi (tè verde, riso, alghe) con le biotecnologie più avanzate al mondo.
E non è una contraddizione.
Hanno un piede nel tempio di Kyoto e l'altro in un laboratorio futuristico a Tokyo.
Spesso i brand italiani faticano a unire questi due mondi: o sono "vecchia erboristeria" o sono "fredda farmaceutica".
La sfida per voi Founder: Trovate il vostro equilibrio.
Raccontate la storia dei vostri ingredienti (che in Italia sono eccellenti) ma vestitela con un visual design contemporaneo, pulito, tecnologico.
In Conclusione: Less is More (ma quel "Less" deve essere perfetto)
La J-Beauty ci insegna che non serve riempire lo spazio per farsi notare.
Il packaging di questi brand è spesso essenziale, ma i materiali sono pregiati, i pesi sono bilanciati, i colori sono studiati.
Nel videomarketing cosmetico vale lo stesso:
non servono 50 cambi di scena al secondo per tenere l'attenzione.
Serve l'inquadratura giusta, la luce perfetta, il suono curato (avete mai pensato all'ASMR dei vostri pack?).
Il Giappone ci insegna che la vera bellezza richiede pazienza.
E costruire un brand solido, che non sia solo una moda passeggera, richiede la stessa disciplina.