4 film beauty da vedere se lavori nella cosmetica

The Neon Demon, Il cigno nero, Coco avant Chanel e Marie Antoinette sono quattro film in cui trucco, luce e costumi raccontano il personaggio prima ancora delle battute. Per chi lavora nella comunicazione cosmetica sono un piccolo corso di linguaggio visivo: mostrano come un colore, un rossetto o un primo piano possano dire chi è una persona. Ecco cosa guardare in ciascuno e cosa portare sul set di un video beauty.

1. The Neon Demon (2016)

Diretto da Nicolas Winding Refn e in concorso al Festival di Cannes del 2016, racconta una ragazza, interpretata da Elle Fanning, che arriva a Los Angeles per fare la modella. Il film parla di bellezza come ossessione e lo fa quasi tutto con la luce: neon, glitter, colori saturi che cambiano insieme al personaggio. La direttrice della fotografia è Natasha Braier.

Cosa insegna a un brand. Il colore non è decorazione, è racconto. Prima di girare un video beauty conviene decidere la palette di luce come si decide quella del packaging. Sul sito del Festival di Cannes c'è una scena in cui Elle Fanning apre una tenda di perline: un esempio perfetto di quinta.

2. Il cigno nero (2010)

Black Swan, in Italia Il cigno nero, è il thriller di Darren Aronofsky che ha aperto la Mostra del Cinema di Venezia nel 2010. Natalie Portman, premio Oscar come migliore attrice per questo ruolo, è Nina, una ballerina ossessionata dalla perfezione. Il trucco segue la sua trasformazione: delicato e quasi trasparente nel Cigno bianco, nero, grafico e affilato nel Cigno nero.

Cosa insegna a un brand. Il trucco può raccontare un prima e un dopo, che è la struttura di molti video beauty: il tutorial, la trasformazione, il risultato. Quando il cambiamento è chiaro, chi guarda capisce il prodotto senza bisogno di testo.

3. Coco avant Chanel (2009)

Diretto da Anne Fontaine, con Audrey Tautou, racconta gli anni di Gabrielle Chanel prima che diventasse Coco Chanel. È la storia di come nasce uno stile: linee semplici e il rifiuto degli eccessi che appesantivano l'abbigliamento femminile del suo tempo.

Cosa insegna a un brand. Uno stile riconoscibile nasce spesso da ciò che si toglie. Vale per un marchio cosmetico come per un set: pochi elementi, scelti bene, rendono il prodotto più facile da ricordare.

4. Marie Antoinette (2006)

Sofia Coppola ha portato Marie Antoinette in concorso al Festival di Cannes del 2006, con Kirsten Dunst nel ruolo della regina. Il film non cerca una ricostruzione storica fedele: usa rosa, azzurri e pasticceria come una palette di marca. I costumi di Milena Canonero hanno vinto l'Oscar.

Cosa insegna a un brand. Una palette coerente diventa una firma. Se ogni video di un brand usa gli stessi toni, chi scorre il feed lo riconosce prima di leggerne il nome.

Cosa portare da questi film sul set di un video cosmetico

Nei quattro film il trucco e la luce non accompagnano la storia: sono la storia. È la stessa idea che sta dietro a un buon video beauty. Tre cose da portarsi a casa:

  • Decidere la palette prima di girare. Luce, sfondo e oggetti si scelgono nel brief e nella shot list, non sul set.

  • Usare il trucco per mostrare un cambiamento. Un prima e dopo leggibile spiega il prodotto meglio di dieci aggettivi.

  • Avvicinarsi. Texture, stesura, pelle: nel beauty il primo piano e il dettaglio fanno il lavoro che al cinema fanno le scenografie.

Un film citato nel brief vale spesso più di una pagina di descrizioni: aiuta il brand e la troupe a vedere la stessa immagine prima di girare. Se il riferimento che cercate è fotografico, il classico resta Irving Penn.

Domande frequenti

Quali film guardare per ispirarsi nel make-up?

The Neon Demon e Il cigno nero per il trucco come racconto, Marie Antoinette per il colore, Coco avant Chanel per la semplicità.

Perché un brand cosmetico dovrebbe guardare film?

Perché il cinema mostra come luce, colore e trucco costruiscono un personaggio in pochi secondi, lo stesso tempo che un video beauty ha a disposizione sui social.

Come si usa un film come riferimento per un video beauty?

Si scelgono due o tre fotogrammi e si mettono nel brief, spiegando cosa prendere: la luce, la palette, l'inquadratura. Non si copia la scena, si prende il linguaggio.

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